Dove si fotografa l’autunno più bello: tra Scozia e Inghilterra

Doveva essere un viaggio in Scozia ed è diventato un lunghissimo peregrinare tra Inverness in cerca dell’aurora e Carlisle in cerca dell’autunno, dalle distillerie scozzesi alla regione dei laghi a nord dell’Inghilterra, dai palazzi gotici di Edimburgo (resi ancora più gotici da centinaia di ragazzi in costume per la festa di Halloween) ai piccoli pub inglesi di altrettanto piccoli villaggi in mezzo alle campagne. Il che già la dice lunga sulla minuziosa organizzazione del viaggio, ossia nessuna organizzazione.

Viaggiare senza meta ha molto fascino e qualche piccolo inconveniente, come restare senza benzina nel bel mezzo del Kielder Forest Park, realizzare che la aree di servizio suggerite da Google non sono dismesse, ma proprio inesistenti, e scoprire a Otterburn che il distributore più vicino si trovava a 9 miglia (senza sapere se la riserva ci avrebbe ancora consentito quelle nove miglia). Poi, visto che Otterburn ci era parso l’unico centro abitato degno di questo aggettivo, con la tranquillità del serbatoio pieno abbiamo ripercorso a ritroso le nove miglia per occuparci del secondo problema in ordine di importanza: trovare una locanda dove passare la notte.
Sembrava un compito facile, anche concedendo una seconda possibilità alla Google Map che indicava il villaggio costellato da una miriade di icone dell’omino a letto. Ma la carta degli imprevisti è sempre in agguato nel gioco, e alla seconda locanda che ci comunicava il tutto esaurito, scoprimmo anche com’era possibile che in una nebbiosa serata di fine ottobre così tanti turisti avessero deciso di ritrovarsi in questo luogo sperduto al confine tra Scozia e Inghilterra: non erano turisti, bensì invitati al matrimonio dell’anno tra due giovani britannici che chissà per quale romantico motivo avevano scelto di coronare proprio a Otterburn la loro storia d’amore.
(per la verità non sapremo mai il motivo, ma non sapremo mai neppure se erano giovani e pure britannici, solo sembrava più poetico immaginarcela così la storia)

Gli aneddoti sarebbero tanti di questi sei giorni on the road, ma tanti sono stati anche gli scorci perfetti da immortalare nelle foto. Dalla costa nord nella regione di Inverness, fotografata di notte in attesa di un’aurora boreale che sì è apparsa, ma molto meno entusiasmante di quelle che abbiamo già visto in Lapponia, in Islanda o in Norvegia (la latitudine, la stessa di Goteborg, è troppo meridionale per essere raggiunta dalle tempeste geomagnetiche ordinarie); ai laghi del Lake District, circondati di boschi in pieno foliage: rossi, gialli, arancioni, verdi e marroni, l’intera palette di colori autunnali alla luce calda del sole ormai basso all’orizzonte. Una menzione speciale merita il Vallo di Adriano, the Hadrian’s Wall, quel “muretto” che un tempo erano i bastioni di confine dell’Impero, che serpeggiano da parte a parte delle terre britanniche e si affacciano su altissime scarpate, casomai fosse necessario ribadire l’inespugnabilità dei territori romani.

Un titolo di “posto più bello al mondo dove fotografare l’autunno” ampiamente meritato, insomma.

 

Keep calm and go to London

Le altre donne, quando sono in crisi sentimentali, vanno dal parrucchiere. Io compro biglietti aerei, nella fattispecie per Londra. Sarà che a Londra ho gli amici giusti, sarà che la sua atmosfera, british e cosmopolita insieme, sono un vero toccasana per scacciare i pensieri cupi, ma questa città è diventata la panacea di tutte le mie inquietudini.

Per fortuna però non ci vado solo quando mi lascio con un tipo.
La mia prima volta a Londra fu ai tempi dell’università, arrivai tardissimo a casa dell’amico che mi ospitava, ma lui mi portò ancora fuori a cenare in un ristorante indiano (in assoluto una delle mie cucine preferite nel mondo) e poi sul Waterloo Bridge a vedere il panorama di Londra la notte. Il Waterloo Bridge è quello dove il Tamigi fa una curva e da lì si riesce a vedere tutto il centro città, il London Eye illuminato e tutto il resto, da Westminster al Tower Bridge.

La mia zona preferita resta però il Southwark, la riva destra del Tamigi, dai giardini del London Eye, passando per la Tate Modern, sino al teatro di Shakespeare e ai vecchi magazzini navali oggi trasformati in un quartiere alla moda. Quando andai la prima volta, nel lontano 2004, era ancora una zona in cantiere, eppure già mi aveva affascinato con quell’aria brulicante di tanti localini e piccoli bar dall’aspetto familiare, come salotti di casa, con divani e librerie da cui attingere bevendo un tè. Anche a Stoccolma ne ho provato uno simile, mi sono sempre chiesta se già qualcuno ha tentato questo business in Italia e sia miseramente fallito. Perchè piacerebbe a me aprire un bar così.