Lucca

La cittá delle biciclette.

San Gimignano

Alle volte i miei ricordi soffrono di ansia da prestazione. Ero stata a San Gimignano durante una di quelle vacanze estive da giovani universitari: una tenda, tanto alcool, tanti km macinati con la macchina. Ricordavo le sue torri come un posto incantato, ricordavo con simpatia persino il museo della tortura, ma quando è stata ora di tornarci ho cominciato a temere che il filtro dei ricordi avesse eccessivamente mitizzato quel piccolo borgo toscano.

Invece posso confermare che San Gimignano merita tutta la fama che si porta appresso, incantevole anche durante una mattina di sole di novembre, quando si aggirano pochi turisti tra i banchetti della sagra del fungo.

Chi merita un po’ meno invece sono i suoi ristoratori, che la sera ci cacciano in malo modo dalla soglia dei loro ristoranti ormai in chiusura.
Io e i miei amici spagnoli non abbiano trovato altro che una pizzeria al taglio gestita da padre e figlio. Neanche farlo apposta, oltre a noi, gli unici in giro per San Gimignano quella sera erano un altro gruppo di ragazzi spagnoli. Anche loro increduli di come fosse possibile che, uno dei borghi più famosi d’Italia, la notte si trasformasse in un’autentica città fantasma.