Lisbona

Lisbona odora di curry e di legno. Di aria salmastra, di aghi di pino, di pesce alla brace e di pane fragrante. Vantano di avere 365 modi diversi di cucinare il bacalao, uno per ogni giorno dell’anno, ma siamo riuscite a provarne solo due o tre. Peraltro squisiti, al punto che abbiamo dovuto chiedere un bis sotto gli occhi stupiti del cameriere.

Quattro giorni on the road, quattro giorni di spiagge e di vicoli antichi, di fiori e di gabbiani, di vento e di sole a fare capolino dietro a enormi nuvoloni carichi di pioggia.

Veni, vidi, pictura feci

Esistono tanti modi di vedere una città, non esiste solo il percorso turistico “2 piazze – un museo – pranzo in locale segnalato dalla guida”. Esiste il modo di camminare tra le sue vie e guardare negli occhi i passanti, svicolare tra le code di turisti orientali, inseguire con l’obiettivo un padre e una figlia dietro lo stesso enorme ombrello. Calarsi nei suoi tunnel della metropolitana e scoprire cosa intendeva un mio compagno di università quando diceva che la metro di Roma è un disastro. Lo diceva 15 anni fa, ma sospetto sia rimasta come allora. Fermarsi in un bar e chiedere indicazioni al cameriere solo per fare quattro chiacchiere.

Si può visitare Roma in sole tre ore e mezza. Non ho mai detto che si può visitare TUTTA Roma in sole tre ore e mezza, ma si può fare una visita che valga comunque la pena. Che sono due concetti ben diversi, a farci attenzione.
Ma le persone tendono a restare imbrigliate nel luogo comune e non sanno fare altro che il turista convenzionale, per quello si scandalizzano tanto del mio mondo di girare il mondo.

Viaggio per calpestare strade e incrociare sguardi, non di certo per ossequiare la lista di luoghi imprescindibili che mi propone qualcun altro.

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Keep calm and go to London

Le altre donne, quando sono in crisi sentimentali, vanno dal parrucchiere. Io compro biglietti aerei, nella fattispecie per Londra. Sarà che a Londra ho gli amici giusti, sarà che la sua atmosfera, british e cosmopolita insieme, sono un vero toccasana per scacciare i pensieri cupi, ma questa città è diventata la panacea di tutte le mie inquietudini.

Per fortuna però non ci vado solo quando mi lascio con un tipo.
La mia prima volta a Londra fu ai tempi dell’università, arrivai tardissimo a casa dell’amico che mi ospitava, ma lui mi portò ancora fuori a cenare in un ristorante indiano (in assoluto una delle mie cucine preferite nel mondo) e poi sul Waterloo Bridge a vedere il panorama di Londra la notte. Il Waterloo Bridge è quello dove il Tamigi fa una curva e da lì si riesce a vedere tutto il centro città, il London Eye illuminato e tutto il resto, da Westminster al Tower Bridge.

La mia zona preferita resta però il Southwark, la riva destra del Tamigi, dai giardini del London Eye, passando per la Tate Modern, sino al teatro di Shakespeare e ai vecchi magazzini navali oggi trasformati in un quartiere alla moda. Quando andai la prima volta, nel lontano 2004, era ancora una zona in cantiere, eppure già mi aveva affascinato con quell’aria brulicante di tanti localini e piccoli bar dall’aspetto familiare, come salotti di casa, con divani e librerie da cui attingere bevendo un tè. Anche a Stoccolma ne ho provato uno simile, mi sono sempre chiesta se già qualcuno ha tentato questo business in Italia e sia miseramente fallito. Perchè piacerebbe a me aprire un bar così.