ToDo list

Ho chiesto al mio ex-collega Fernando (lui che c’è stato) cosa è assolutamente indispensabile preparare per il viaggio il Nepal. Mi ha risposto “La ùnica cosa que tienes que preparar es tu alma”. Dice che il Nepal è un paese molto spirituale, che ti fa riflettere. Io, nonostante le sue descrizioni, continuo a immaginarmelo caotico e inospitale.
Ho avuto poco tempo sino ad ora per prepararmi, ma ho tenuto una lista sul telefonino di tutto quanto mi possa servire, aggiornandola ogni volta che con amici o colleghi si cadeva nel discorso e mi venivano suggeriti nuovi elementi. Adesso però è ora di mettere in pratica il mio elenco, che mi resta poco più di una settimana.

Nel dettagliato PDF che la ONG mi ha mandato (manco quello ho avuto il tempo di leggere tutto sino in fondo) raccomandano di portare abiti smessi, “che non torneranno mai più indietro come prima”. O che forse non torneranno proprio indietro. Ora, non capisco perché in casa mia, che trabocca di abiti smessi delle ultime tre generazioni, non riesca a trovare nulla di adatto all’occasione. Abbiamo gli armadi pieni e non sappiamo mai cosa metterci; sto rovistando tra appendini e scaffali come se avessi un primo appuntamento con un ragazzo molto carino.

Il resto sembra più o meno tutto pronto: vaccini, passaporto, medicine, accessori da campeggio e attrezzatura da montagna. Se avere un solo cognome in Spagna è un dramma, in compenso agevola notevolmente la richiesta di visto per l’India.

Forse ha ragione Fernando, l’unica cosa che resta da fare è preparare l’animo al viaggio.

In principio era l’idea

Dopo due anni di attese e preparativi, il 29 gennaio parto per il Nepal, in un viaggio che si propone di mescolare impegno umanitario (partecipo a un progetto educativo per insegnare l’inglese e l’informatica ai bambini nepalesi), passione per la montagna (il Nepal raduna 9 dei 14 ottomila della terra), relazioni internazionali e, alla base di tutto, tanta voglia di viaggiare.

Ricordo perfettamente dove nacque l’idea due anni fa: siccome sono un’inguaribile polemica, nacque dalla discussione con un amico abituato a girare il mondo con costosissimi tour operator. “Non è necessario essere ricchi per viaggiare” dissi io in tono di sfida,  e cinque minuti dopo intasavo Google di chiavi di ricerca per dimostrare che avevo ragione.
Mi secca ammetterlo, ma non avevo ragione. Viaggiare è cosa da ricchi, si calcola che solo il 10% della popolazione mondiale ha preso almeno una volta nella vita un aereo, il restante 90% non se lo può permettere. Tristemente, è la fortuna del nostro pianeta. Perché l’impatto ambientale, sociale ed economico del turista/viaggiatore è enorme, anche volendo fare il viaggio più responsabile e solidario che esista, sempre si finisce nella giostra del consumismo e della globalizzazione.
Se viaggiare arricchisce (umanamente parlando) il 10% della popolazione che può farlo, però impoverisce (economicamente parlando) quel 90% che non può.

In attesa di trovare una soluzione a questo rompicapo mondiale, decisi che i programmi proposti da innumerevoli associazioni non governative erano un buon compromesso per appagare il mio alter ego viaggiatore e scuotere un po’ di polvere dalla coscienza sporca dell’altro ego, quello turistico.

Mai se i soldi sono una condizione necessaria per viaggiare, in realtà non ne sono la sufficiente. Serve anche il tempo.
Quando ero una squattrinata universitaria con tanto tempo libero, non avevo abbastanza soldi per viaggiare. Ora che sono una un po’ meno squattrinata lavoratrice, mi manca il tempo.
I miei capi giudicarono “inaccettabile” la mia proposta di accumulare tutte le ferie che mi spettavano in un unico periodo, e stroncarono sul nascere il mio progetto.

Poi però succede che c’è la crisi, che l’economica spagnola va a rotoli e che io perda il lavoro. Tra i fumi della rabbia per la disastrosa gestione amministrativa del mio contratto di ricerca, esattamente un anno fa, lo dissi subito: “Questa vicenda è vergognosa, ma sarà la mia fortuna”.

Questa volta sì, avevo ragione.
L’ultimo anno è stato un crescendo di traguardi raggiunti, decisioni prese e progetti compiuti. Anche il progetto di andare a sbirciare com’è la vita sotto il tetto del mondo.