Ulan Bator

In mezzo al nulla delle steppe e dei deserti, dopo 25 ore di treno percorrendo la transiberiana, sbarchiamo a Ulan Bator: una città moderna, piena di vita, disseminata di grattacieli e divertenti murales 3D lungo i marciapiedi. Anche se il primo impatto fu una colazione a base di хуущуур (kushur, una specie di panzerotto ripieno di carne di montone) e riso bollito, Ulan Bator ci ha poi conquistato con i suoi ristoranti affacciati su piazza Beatles, il posto dove negli anni ’70 si ritrovavano i giovani ad ascoltare i dischi che arrivavano di contrabbando dalla Russia e dall’Europa dell’est, e dove adesso si bevono birre freschissime di ritorno da una lunga settimana nel deserto del Gobi.

Istanbul, dove Europa e Asia si incontrano

Ci sono luoghi di tale bellezza, di tale abbondanza di colori, di tanto brulicare di vita che le foto è come se scattassero da sole. Che le immagini non bisogna cercarle, vengono loro da te, mentre ti travolgono di suoni e di profumi.

Istanbul è uno di quei posti.
Poi è anche una città dove agli angoli delle strade vendono anguria da passeggio, cozze al limone, succo di melograno e pannocchie arrostite … insomma, non può che essere un bel posto!

New Delhi

Non ho mai avuto il mito dell’India, come di una terra spirituale e intensa, uno di quei viaggi per ritrovare se stessi. Dico la stessa cosa dell’Egitto, e sono proprio curiosa di scoprire se il giorno che visiterò le piramidi rimarrò folgorata come mi ha lasciato folgorata l’India.

Ho avuto il tempo di visitare ben poco, già che avevo relegato questo subcontinente ai tre giorni in coda alla mia esperienza umanitaria in Nepal, poco più del tempo di uno scalo aereo a New Delhi, per questo la mia solenne promessa è di tornarci al più presto.
Ma in quei soli tre giorni ho avuto un assaggio di quello che è un paese enorme, enormemente potente ed enormemente fragile, enormemente povero ed enormemente ricco, enormemente pieno di storia eppure dall’aspetto così precario.

Mi avevano detto di non spaventarmi se gruppi di uomini mi avessero circondato e cominciato a fissare, che di solito non vogliono nulla, solo sono molto incuriositi dal look occidentale. Invece nessuno mi ha avvicinato, a parte una ragazza brandendo un microfono e il suo cameraman, chiedendomi cosa ne pensavo delle minigonne. “I’m from Europe, I usually wear short skirts”. La mia risposta li ha talmente galvanizzati che ho dovuto ripeterla a telecamera accesa. Da qualche parte in qualche rete televisiva indiana devo essere apparsa in un servizio di costume, dichiarando sorridente “hey, sono europea e porto la minigonna!”
Mi ha invece avvicinato un ragazzo vestito completamente di bianco, accompagnandomi sino all’hotel pur di fare conversazione con me in inglese. La Lonely Planet metteva in guardia esattamente da questo tipo di persone, ma non spiegava che pericolo rappresentavano. Considerato che il ragazzo mi ha veramente solo accompagnato sino all’hotel, salutandomi con modi cortesi al momento di separarci, credo che non saprò mai il retroscena di questi incontri.

Mi hanno anche trascinato un paio di volte in dei negozi di tappeti, mai il termine “venditore di tappeti” fu più appropriato per descrivere un imbonitore. Solo che io sono un osso duro, persino gli indiani non si davano pace di non riuscire a rifilarmi neppure un pezzotto da bagno formato francobollo.

Temevo anche di non essere gradita a fare foto in giro per la città, invece l’idea che potessi essere una professionista incuriosiva i passanti più ancora che se avessi indossato una minigonna.
Ho fotografato moltissima vita di strada, che una grossa fetta della popolazione lì vive, mangiando, dormendo e persino andando al barbiere di strada. L’attività più curiosa che ho fotografato era una vecchietta che impastava formelle tonde e piatte da seccare al sole. Non mi sono soffermata a lungo per scoprire cosa fosse quella massa fangosa che rimescolava a mani nude, eppure mai nessuno mi ha smentito la netta sensazione che fosse … sterco di mucca.
Ho trovato New Delhi una città serena, nonostante ti controllino al metal detector persino per entrare nei bar. I suoi parchi e i suoi viali alberati contrastano con le vie caotiche di ambulanti, animali, povera gente, ma sembra che entrambe le opzioni possano coesistere senza grandi problemi.
Ho comprato delle stoffe bellissime e ho mangiato piatti della cucina indiana sino a scoppiare. Come perdermi l’occasione!