Cevedale, 3769 metri

La prima uscita dopo il corso di alpinismo, provando a gestire una cordata, ripassando i nodi a palla e le manovre di sicurezza sul ghiacciaio. Anche una delle cime più alte che ho raggiunto sino ad ora, che ancora non ho sfondato il tetto dei 4000, ma ci sto arrivando.

Il Cevedale è facile, una lunga passeggiata ad alta quota. I crepacci si aggirano con deviazioni più o meno ripide, più o meno lunghe. Solo un piccolo crepaccio è stato necessario saltarlo, assicurati dai compagni di cordata.

L’unico tratto impegnativo sembra essere la salita al Casati, ripida e rocciosa nell’ultimo tratto. Saranno i 3200 metri di quota, sarà l’affanno della salita, all’arrivo il vago senso di nausea e mal di testa sembravano un accenno di mal di montagna. Ma poi bastò cambiare leggermente la quota, con una passeggiata defatigante sino ai tre cannoni, per arrivare a cena in gran forma e gran appetito.

Il seguito è normale routine da vita in rifugio: pasta al pomodoro e polenta con la carne per cena, lunghe chiacchierate e pagine sfogliate prima di andare a letto, poche ore di sonno ma sufficienti per svegliarsi con tanta energia e tanta voglia di raggiungere la vetta.

L’alba sulle montagne, guardando il sole spuntare oltre le cime e le pianure e insomma il mondo intero, resta uno dei motivi per cui mai potrei rinunciare ad essere qui.

[Nella mappa il percorso dal rifugio dei Forni, attraverso il Pizzini e il Casati, e ritorno]

Toledo

Toledo è bellissima. Appare all’orizzonte, arrocata su una collina, stretta nella sua cerchia di mura, in mezzo ad una pianura sterminata, puntinata di alberi che è ormai dicembre ma ancora sono pieni di foglie e i campi di terra quasi rosa (sarà la terra o sarà l’effetto della luce?) . In effetti il sole è abbagliante come da noi in estate, la temperatura è mite ma di notte scende vertiginosamente. Le case sono un misto di influenza araba e atmosfera da film western.

Insomma, c’è qualcosa che ti penetra nelle ossa e punta dritto al cuore.
Qualcosa di non ben definibile perchè il contesto emotivo è veramente tumultuoso, e spazia dall’ansia incontrollabile alla totale apatia.
Ho persino dormito durante il volo, a me che non capita mai di dormire in aereo, ma un sonno profondo, inframezzato da sogni che mi hanno fatto svegliare di soprassalto. E quando mi sono svegliata stavamo già sorvolando la Spagna.

La Spagna. Chi l’avrebbe mai detto.

Mesi dopo, quando andai a viverci, capii qual era la suggestione che mi trasmetteva Toledo: con le sue architetture arabeggianti era come essere finiti dentro al videogioco di Prince of Persia.

 

Poi capii anche che vale la pena vivere all’estero solo per l’adrenalina che scorre nel sangue il giorno della partenza, del ritorno a casa. Quando a Toledo splende un sole enorme e lo guardi con gli occhi socchiusi dietro alle torri della piazza del municipio, fermandoti un attimo con la tua valigia in spalla.

Capii perché questa vita sospesa tra due mondi diventa una dipendenza da cui non si riesce piú a guarire.

Ulan Bator

In mezzo al nulla delle steppe e dei deserti, dopo 25 ore di treno percorrendo la transiberiana, sbarchiamo a Ulan Bator: una città moderna, piena di vita, disseminata di grattacieli e divertenti murales 3D lungo i marciapiedi. Anche se il primo impatto fu una colazione a base di хуущуур (kushur, una specie di panzerotto ripieno di carne di montone) e riso bollito, Ulan Bator ci ha poi conquistato con i suoi ristoranti affacciati su piazza Beatles, il posto dove negli anni ’70 si ritrovavano i giovani ad ascoltare i dischi che arrivavano di contrabbando dalla Russia e dall’Europa dell’est, e dove adesso si bevono birre freschissime di ritorno da una lunga settimana nel deserto del Gobi.

Istanbul, dove Europa e Asia si incontrano

Ci sono luoghi di tale bellezza, di tale abbondanza di colori, di tanto brulicare di vita che le foto è come se scattassero da sole. Che le immagini non bisogna cercarle, vengono loro da te, mentre ti travolgono di suoni e di profumi.

Istanbul è uno di quei posti.
Poi è anche una città dove agli angoli delle strade vendono anguria da passeggio, cozze al limone, succo di melograno e pannocchie arrostite … insomma, non può che essere un bel posto!